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Latte materno: insostituibile alimento per una crescita sana

picture of calm mother feeding adorable baby.

Che l’allattamento al seno comporti numerosi benefici sia per il bebè che per la mamma è un fatto arcinoto che risale alla notte dei tempi.

Alle implicazioni estremamente positive per lo stato di salute di entrambi si sommano, altresì, i non trascurabili benefici socio-economici per la famiglia e la società.

Recentemente alcune associazioni scientifiche in collaborazione con il Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno (TAS) del ministero della Salute hanno concordato un documento incentrato sulla promozione e sul sostegno dell’allattamento materno, di cui troverete un resoconto di seguito.

 

In base ai dati attualmente disponibili, anche se limitati, si può stimare che nei primi giorni di vita cominci ad allattare al seno (anche se in maniera non esclusiva) oltre il 90% delle donne italiane, ma giunga ad allattare esclusivamente al seno alla dimissione dall’ospedale il 77%, a 4 mesi il 31% ed a 6 mesi dal parto solamente il 10%.

Il latte materno consumato direttamente al seno o somministrato dopo essere stato estratto dal seno rappresenta, con poche eccezioni, l’alimento per eccellenza nell’età infantile con importanti e positivi effetti sulla salute della madre che allatta e su quella del bambino allattato al seno, a breve ed a lungo termine.

E’ stato necessario un grosso investimento da parte della ricerca scientifica per documentare che un’immotivata sostituzione del latte materno con quello artificiale, discostandosi dalla norma naturale, non reca benefici, ma viceversa può compromettere lo stato di salute del bambino e di sua madre.

E’ noto che allattare riduce nella donna il rischio di cancro del seno del 4% per ogni anno di lattazione, anche qualora accumulato nel corso di maternità successive. Inoltre, si è potuto dimostrare che anche il rischio di cancro dell’ovaio sia ridotto del 24% nella donna che ha allattato al seno.

 

I vantaggi per il bebè

Il latte umano è un alimento individuo specifico, frutto di una selezione millenaria per meglio rispondere alle esigenze nutrizionali, biologiche e psicologiche del nascituro.

Il feto interagendo con l’ambiente metabolico materno indirizza l’accrescimento tissutale e la maturazione funzionale degli organi, con importanti riflessi a lungo termine sulle successive capacità adattative alle situazioni ambientali in cui l’organismo si verrà a trovare. Questo imprescindibile processo di maturazione anatomica e funzionale continua dopo la nascita e si protrae nei primi anni del bambino.

La nutrizione delle prime età, e in primis l’allattamento naturale, svolge quindi un ruolo di assoluto rilievo nel modulare in modo fisiologico l’acquisizione/selezione di “percorsi” ottimali del metabolismo del bambino, che tendono a persistere nel tempo, con evidenti benefici a lungo termine.

La composizione corporea del bambino alimentato con forme di latte artificiali presenta innanzitutto caratteristiche diverse dal bambino di riferimento normale, che è quello allattato al seno. In particolare, l’allattato al seno ha nei primi 4 mesi di vita una massa adiposa maggiore rispetto a coloro i quali viene somministrato latte artificiale. Successivamente avviene il sorpasso e l’allattato “artificialmente” risulta più grasso dell’allattato al seno. L’aumento della massa adiposa tende poi a persistere e a favorire la comparsa dell’obesità. Il bambino allattato al seno mostra dunque un rischio di sviluppare obesità inferiore del bambino non allattato.

In particolare, uno studio condotto in 8 paesi europei ha evidenziato che l’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi di vita è protettivo nei confronti dello sviluppo dell’obesità fra i 2 ed i 9 anni di età. L’entità di questo effetto protettivo si riduce col tempo, per il sommarsi di altri fattori di rischio per l’obesità che tendono ad accumularsi.

L’effetto protettivo nei confronti dell’obesità pare legato principalmente alla diversa

composizione del latte adattato rispetto a quello umano, in particolare alla quota proteica, più elevata nella formula. In aggiunta il latte di donna contiene, a differenza della formula, ormoni direttamente coinvolti nei complessi meccanismi di regolazione metabolica e di equilibrio fame/sazietà. Il ruolo di questi ormoni assunti con il latte potrebbe essere quello di contribuire a ridurre il rischio di sviluppare eccesso ponderale nel lattante e anche nelle età successive.

L’allattamento fino al secondo anno di vita e oltre ha un’importante valenza di protezione immunologica e nutrizionale per i paesi in via di sviluppo, dal momento che il latte materno continua a fornire nel secondo anno di vita una percentuale significativa dell’apporto proteico e vitaminico nella dieta di un bambino. Per i paesi industrializzati l’allattamento di lunga durata protegge, ma in misura meno evidente, dalle malattie infettive respiratorie e gastrointestinali, ma ha il suo ruolo principale soprattutto nella prevenzione dell’obesità infantile, nella riduzione del rischio materno di cancro al seno e dell’ovaio, nella facilitazione di una positiva relazione della donna col proprio bambino.

All’allattamento prolungato è a volte imputato l’effetto negativo relativo alla possibile interferenza con l’autonomia del bambino.

A tal proposito bisogna ribadire quanto la dipendenza del bambino da sua madre implicita nell’allattamento materno di lunga durata non vada confusa con l’autonomia del bambino, che non ne risulta compromessa. Risulta infatti provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso determinante dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici.

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